Dividendi: tassazione in Italia
Guida alla fiscalità dei dividendi italiani ed esteri: aliquota 26%, doppia imposizione, convenzioni internazionali e gestione operativa.
Dividendi italiani: regola del 26%
Su tutti i dividendi distribuiti da società italiane si applica la ritenuta del 26% a titolo d'imposta (cedolare secca). L'intermediario versa direttamente all'erario: nulla va dichiarato dall'investitore.
La regola vale sia per partecipazioni qualificate sia non qualificate dal 2018: la riforma ha unificato l'aliquota.
Dividendi esteri: la doppia imposizione
I dividendi esteri subiscono prima una ritenuta nel paese di origine (USA 30% standard, 15% con convenzione e modulo W-8BEN; Germania 26,375%; Francia 25%; Svizzera 35%) e poi il 26% italiano sul netto ricevuto.
Con convenzioni internazionali ben gestite, il prelievo complessivo su un dividendo USA scende dal 49% al ~37%; senza ottimizzazione può arrivare al 49%.
Credito d'imposta estero
In regime dichiarativo è possibile chiedere il credito d'imposta per la ritenuta estera fino alla quota d'imposta italiana corrispondente. In regime amministrato la banca italiana applica il netto frontiera senza credito: la ritenuta estera resta a carico del contribuente.
Per investitori in azioni dividend USA conviene valutare se passare al dichiarativo o usare ETF accumulati (che evitano la distribuzione e quindi la doppia imposizione).
Dividendi e minusvalenze
Asimmetria fiscale: i dividendi (redditi di capitale) NON si compensano con le minusvalenze in zaino fiscale (redditi diversi). Una perdita pregressa su un'azione non riduce la tassazione del prossimo dividendo incassato.
Per ottimizzare lo zaino fiscale serve realizzare plusvalenze su azioni, ETF od obbligazioni vendute, non incassare dividendi.
Fonti
- TUIR art. 27 e 27-ter
- Convenzioni internazionali contro la doppia imposizione