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Guida· tfr 7 min di lettura

TFR in azienda o nel fondo pensione?

La scelta tra lasciare il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione ha impatto enorme sul capitale finale.

Scritto da Marco Ferri
Esperto di finanza personale e analista di mercato · Pubblicato 01 marzo 2026 · Aggiornato 21 giugno 2026

Le due opzioni

Per legge ogni neoassunto ha 6 mesi per decidere: silenzio = TFR in fondo pensione (silenzio-assenso). Si può rinunciare esplicitamente per lasciarlo in azienda.

La scelta è generalmente reversibile (puoi conferire il TFR successivamente al fondo, ma non riportarlo indietro).

TFR in azienda — pro e contro

  • PRO: rivalutazione garantita (1,5% + 75% ISTAT), niente perdite
  • PRO: tassazione finale separata con aliquota media
  • CONTRO: rendimento basso (3-4% lordo in scenari di inflazione moderata)
  • CONTRO: nessun contributo datoriale aggiuntivo

TFR in fondo pensione — pro e contro

  • PRO: rendimenti potenzialmente più alti (4-7% nei comparti bilanciati)
  • PRO: contributo del datore (1-2% RAL) e propria contribuzione deducibile fino a 5.164,57 €/anno
  • PRO: tassazione finale agevolata 15%, ridotta fino al 9% (1 punto in meno ogni anno oltre il 15° di adesione)
  • CONTRO: rischio mercato sui comparti azionari/bilanciati
  • CONTRO: meno liquidità (anticipo regolato)
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La regola pratica

Per la maggior parte dei dipendenti il fondo pensione conviene grazie a tre vantaggi cumulati: contributo datoriale, deduzione fiscale annua, tassazione finale ridotta. Negli ultimi decenni i fondi negoziali italiani hanno reso in media il 4-5% lordo annuo, contro il 2,5-3% del TFR in azienda.

L'unico caso in cui può convenire lasciare il TFR in azienda: orizzonte temporale molto breve (a 2-3 anni dalla pensione) e fiscalità separata su aliquota media già bassa.

Fonti

  • DLgs 252/2005 — Disciplina previdenza complementare
  • COVIP — Vigilanza sulla previdenza complementare

Domande frequenti