TFR in azienda o nel fondo pensione?
La scelta tra lasciare il TFR in azienda o destinarlo a un fondo pensione ha impatto enorme sul capitale finale.
Le due opzioni
Per legge ogni neoassunto ha 6 mesi per decidere: silenzio = TFR in fondo pensione (silenzio-assenso). Si può rinunciare esplicitamente per lasciarlo in azienda.
La scelta è generalmente reversibile (puoi conferire il TFR successivamente al fondo, ma non riportarlo indietro).
TFR in azienda — pro e contro
- PRO: rivalutazione garantita (1,5% + 75% ISTAT), niente perdite
- PRO: tassazione finale separata con aliquota media
- CONTRO: rendimento basso (3-4% lordo in scenari di inflazione moderata)
- CONTRO: nessun contributo datoriale aggiuntivo
TFR in fondo pensione — pro e contro
- PRO: rendimenti potenzialmente più alti (4-7% nei comparti bilanciati)
- PRO: contributo del datore (1-2% RAL) e propria contribuzione deducibile fino a 5.164,57 €/anno
- PRO: tassazione finale agevolata 15%, ridotta fino al 9% (1 punto in meno ogni anno oltre il 15° di adesione)
- CONTRO: rischio mercato sui comparti azionari/bilanciati
- CONTRO: meno liquidità (anticipo regolato)
La regola pratica
Per la maggior parte dei dipendenti il fondo pensione conviene grazie a tre vantaggi cumulati: contributo datoriale, deduzione fiscale annua, tassazione finale ridotta. Negli ultimi decenni i fondi negoziali italiani hanno reso in media il 4-5% lordo annuo, contro il 2,5-3% del TFR in azienda.
L'unico caso in cui può convenire lasciare il TFR in azienda: orizzonte temporale molto breve (a 2-3 anni dalla pensione) e fiscalità separata su aliquota media già bassa.
Fonti
- DLgs 252/2005 — Disciplina previdenza complementare
- COVIP — Vigilanza sulla previdenza complementare